I Fratelli Lumières
“Spesso sono stato insignito del titolo di inventore. Forse di fatto
lo sono, ma né più né meno di tutti coloro che pensano… e non restano
inattivi”
Louis Lumière
Louis Lumière
Le voci di due bambini, due fratelli, ci
svelano sogni entusiasti, aspettative brillanti, un brio e un’allegria
che a stento nascondono un’originale inventiva.
“Faremo grandi cose!”
dicono senza troppa modestia, “faranno grandi cose!”, pensiamo mentre ne
apprezziamo la verve. E grandi cose le faranno eccome, visto che i due
fratellini in questione altri non sono che i fratelli Lumière e che ci
stanno per raccontare la straordinaria invenzione del cinema.
Il cinema che prima di diventare tale,
di acquisire lo status di settima arte, le arti le attraversa tutte e da
ciascuna trae insegnamento. Il papà di Auguste (voce narrante di questo
libro illustrato) e Louis Jean, Antoine Lumière, nutre i due ragazzi di
fantasia e intraprendenza. Un po’ sventato e poco accorto negli affari
non si risparmia quando c’è da sperimentare. Sollecita i bambini a
imparare e li fa familiarizzare con la fotografia, che era il suo
mestiere. È questo il primo passo dei fratelli Lumière verso il cinema;
sperimenteranno molto e saranno sempre alle prese con i più straordinari
congegni del loro tempo (le lanterne magiche, per esempio) ma credo che
qualcosa nel loro destino fosse già scritto, fosse già scritto nel loro
nome, Lumière, che significa “luce”.
Intanto, mentre seguiamo i progressi dei
due geniali fratelli, Luca Novelli, autore di questa straordinaria
storia, ci fornisce delle informazioni curiose e utili su ciò che
accadeva nel campo della fotografia e in generale di tutto ciò che
avesse a che vedere con la riproduzione delle immagini: scopriamo quindi
che, nonostante il suo iniziale successo, il tachiscopio di Ottomar
Anschütz, messo addirittura in commercio dalla Siemens, non avrà molto
successo; e scopriamo come fosse acre la rivalità tra i fratelli Lumière
e Edison, una rivalità tra continenti, l’Europa e l’America,
rappresentata dalla battaglia tra cinematografo e kinetoscopio.
Alla fine del
1800 l’idea era nell’aria. Già Reynaud con il suo teatro ottico e i suoi
cartoni animati attirava centinaia (!) di spettatori; molti sono
incuriositi dal kinetoscopio di Edison; I Lumière sono a un passo dal
loro lampo di genio. Dopo mesi di esperimenti (e fallimenti) nell’estate
del 1894, Louis comincia a girare la sua prima opera e lo fa
riprendendo l’uscita delle operaie dal loro stabilimento, in cui
producevano pellicola fotografica; è il primo documentario della storia.
La macchina inventata da Louis sembra una macchina da cucire e funziona
a manovella, ma è anche reversibile, funge da proiettore e… proietta!
Così, un sabato pomeriggio e
precisamente il 28 dicembre 1895, per la prima volta nella storia un
pubblico pagante assisterà al crollo di un muretto, all’uscita delle
operaie dalla fabbrica e alla disavventura di un giardiniere che si
bagna da capo a piedi per lo scherzo tiratogli da un giovane
collaboratore (L’Arroseur arrosé). È la data di nascita del
cinema e questa storia si avvia alla sua conclusione; ma il libro
continua con un dizionarietto e dei consigli per apprendisti cineasti.

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